Transcendence, ovvero come stroncare un primo tentativo alla regia

Transcendence - Una poltrona per tre

Entri in sala, a vedere un film che forse non avresti nemmeno mai guardato, se non fosse stato per i tuoi amici curiosi di scoprire il nuovo lungometraggio con protagonista Johnny Depp in versione macchina pazza. Ti siedi, speri che il trailer fosse ingannevole e che il film intuito dai pochi minuti di preview risulti migliore delle aspettative. Resti vigile e speranzoso per tutta la durata della pellicola, osservi con attenzione ogni dettaglio, ascolti con interesse ogni dialogo, controlli che il cast si comporti bene e che la fotografia e gli effetti speciali risultino convincenti. Ti fai non poche domande sulla qualità di ciò che stai guardando, poi esci dalla sala con la conferma che le sensazioni suscitate dal trailer fossero corrette. Insomma, un fiasco.

Il giorno successivo, a mente fredda, sei già pronto a scatenarti con una recensione cattiva e così accendi il pc, ti documenti meglio sul film e sulla sua realizzazione, perché ovviamente non lo avevi fatto prima, dal momento che non saresti mai andato a vederlo tua sponte. E solo allora, dopo esserti appuntato per bene tutti i difetti utili a stroncare Trascendence, realizzi che si tratta della prima esperienza alla regia di Wally Pfister, finora esperto direttore della fotografia, vincitore di un premio Oscar alla migliore fotografia per Inception. Questo è un tiro mancino: nella presunzione e nella pura illusione di poter influenzare chissà quale e quanto pubblico, ti senti responsabile per la carriera di un neo-regista, la cui abilità è già riconosciuta, seppure in ambito differente. E così, le tue insulse frasi pungenti sulla sceneggiatura fatta di luoghi comuni (con il protagonista che prima di morire raccomanda all’amico di “prendersi cura di lei” e con lei in questione che dichiara di “voler salvare il mondo” come le peggio reginette di bellezza) e sulle pessime sbandate di carriera da parte di Johnny Depp (deludente anche il precedente burtoniano Dark Shadows), oppure sulla carriera ormai alla frutta di Morgan Freeman, che pare accettare qualsiasi ruolo lo diverta ( e ne ha ben il diritto alla sua età), insomma, le tue cattiverie gratuite nate dalla visione infrasettimanale di un filmetto in compagnia dei tuoi amici altrettanto delusi (alcuni anche insonnoliti), ti sembrano davvero troppo. Come non dare una seconda chance al regista? Forse si è confuso, forse la fotografia è talmente bella da poter tralasciare il senso della trama, la profondità della sceneggiatura, l’efficacia della regia… E così, ti accingi mesto mesto a chiuderla qua, metti un punto fermo a quello che sarebbe potuto diventare un articolo sarcastico e cinico su un film inutile quanto noioso. E speri che Wally Pfister decida di tornare alla direzione della fotografia oppure di creare film migliori.

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