Vita di Pi

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Il trailer prometteva immagini spettacolari e una storia originale: un ragazzo e una tigre su una scialuppa in mezzo all’oceano, infatti, non possono che attirare l’attenzione del pubblico. E allora, tutti a vedere Vita di Pi, il film tratto dal romanzo dello scrittore canadese Yann Martel diretto nientemeno che da Ang Lee. Sappiamo che il regista ama esplorare le profondità dell’animo umano e creare immagini memorabili e spettacolari, lo abbiamo già scoperto con I segreti di Brokeback Mountain e con La tigre e il dragone, due dei suoi più celebri successi.

Come se l’è cavata con Vita di Pi? Ecco due pareri discordi che fanno riflettere sul nuovo lungometraggio offrendo due differenti punti di vista.

Cristina: la storia del protagonista, Piscine Molitor Patel, detto Pi, è una storia unica, poiché contiene elementi reali e concreti ma anche moltissimi elementi spirituali che conferiscono al film il fascino della fiaba. A partire dalle bellissime immagini modificate in digitale ma ispirate a paesaggi reali, tutta la pellicola è un’efficace commistione di verità e immaginazione, un gioco tra mondo materiale e trascendentale il cui confine è talmente labile da creare emozioni contrastanti nel pubblico. La storia principale narra del naufragio del giovane Pi e del suo vagare a bordo di una scialuppa con un feroce compagno animale. La tigre Richard Parker, gioiello dell’ex zoo del padre, diventa il fardello del ragazzo che si trova a dover inventare un sistema efficace per affrontare i numerosi pericoli dell’oceano aperto senza farsi sbranare dal felino. La continua tensione che viene a crearsi tra i due è l’elemento fondamentale del film, poiché porta il pubblico a un livello di attenzione molto alto, supportato dagli sfondi naturali/digitali che suggeriscono l’immensità dell’oceano, lo specchio del cielo. Il cielo è un’altra caratteristica ricorrente all’interno della trama, sia come luogo fisico sia come simbolo religioso: Pi abbraccia ben tre religioni all’inizio del film e questa sua fede eclettica lo accompagnerà e lo salverà dalla morte. Lodevole l’interpretazione di Irrfan Khan nei panni del Pi adulto che narra la propria vicenda con ironia, suggerendo la soluzione del finale con una verve che lascia di stucco.

Voto Cristina: 3/5

Daniele: Ang Lee opta per il 3D per trasporre il romanzo di Yann Martel. L’approccio fiabesco del regista, con immagini spettacolari e marcatamente finte, esalta l’impatto spettacolare, ma perde qualsiasi pretesa di realismo. Si accentua la spiritualità nella liason tra Pi e la tigre e nell’abbraccio di tre religioni diverse. La conclusione, che differisce dal romanzo, non lascia spazio alla fantasia, unica àncora di salvezza per Pi per rimuovere i tristi ricordi degli avvenimenti. Il tutto lascia quindi un senso di angoscia, arma vincente del film, ma in contrasto con le immagini fiabesche vòlte a dare un senso di ritrovata pace con sé stessi e con il mondo.

La redenzione individuale, vanamente cercata e riposta nelle mani di uno scrittore, si perde nella decisione di dare una spiegazione reale, che tradisce le aspettative fantastiche, passando per uno spettacolo posticcio e una sceneggiatura circolare definita.

Voto Daniele: 2/5

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