Harry Potter. Prima romanzo poi fenomeno

HarryPotter

Quando un romanzo diventa un fenomeno mediatico entra a far parte di un ciclo infinito, assolutamente positivo dal punto di vista economico ma controverso a livello culturale.

Senza la sua trasposizione cinematografica, Harry Potter di sicuro non avrebbe avuto il successo odierno ma è inevitabile che tale boom comporti la perdita di una parte di pubblico, contrariato dalla troppa pubblicità che tende a rendere l’opera più popolare e commerciale.

Per riuscire a cogliere il vero spirito della saga è necessario infrangere la barriera mediatica e risalire alle origini. Si deve distinguere l’Harry Potter cinematografico da quello letterario.

Così, in qualità di fan originaria, a costo di apparire banale o poco originale, sento il dovere di analizzare il romanzo prima del suo boom, che mi ha derubato del privilegio di aver scoperto privatamente, prima che i media se ne appropriassero, un nuovo fantasy originale e divertente.

Uscito nel 1997 negli Stati Uniti, qui in Italia è stato pubblicato da Salani nel 1998, riscuotendo successo inizialmente tra i più giovani; in seguito, con il procedere della saga, ha attirato l’attenzione di lettori sempre più maturi, facendo appassionare più generazioni. Infatti, se i primi titoli possono risultare infantili sia per la trama sia per la scrittura semplice e lineare, a partire dal quarto volume, “Harry Potter e il calice di fuoco”, fatti e personaggi assumono nuove coloriture, la narrazione pur rimanendo chiara e piacevole adotta toni più cupi in base agli argomenti affrontati. Ormai il lettore è stato introdotto nel mondo fantastico creato dall’autrice, che ne ha dipinto gli elementi base in maniera più che esauriente nei primi tre libri. Nonostante le linee fondamentali della trama siano palesi, la storia si sviluppa tramite l’ingresso di nuovi e numerosi personaggi e di colpi di scena o segreti che non vengono rivelati fino all’ultimo capitolo della lunga serie.

L’abilità della Rowling sta, a parer mio, nel saper creare una rete di personaggi sempre più fitta e di ognuno di essi ci fornisce i tratti principali, utili alla trama. Se i personaggi positivi hanno caratteristiche quasi sempre bizzarre, soprattutto se appartenenti al mondo della magia, quelli negativi e malvagi hanno alle spalle una storia che ne delinea la psicologia. Pensando  a Lord Voldemort, l’antagonista per eccellenza, scopriamo che in ogni libro l’autrice ci svela un aneddoto su di lui e arriva addirittura a dedicare un intero volume al suo passato. Anche i personaggi minori, seppur solamente comparse, appaiono all’interno della narrazione secondo uno schema ben costruito, contribuendo a creare la giusta atmosfera all’interno della vicenda.

L’aspetto più affascinante dell’intera saga è riscontrabile solamente nell’ultimo capitolo “Harry Potter e i doni della morte”, nel quale oltre a risolversi ogni segreto e avvenimento lasciato in sospeso, appaiono nuovamente tutti i personaggi incontrati nei precedenti sei libri, anche quelli minori (con l’eccezione dell’eccentrico e pomposo professor Gilderoy Allock, apparso nel secondo e nel sesto libro). In un finale mirabolante che oserei definire quasi apocalittico tutto è risolto nel bene o nel male e ognuno assume il proprio ruolo e si schiera con o contro i protagonisti. Se i toni si sono incupiti a partire dal “Calice di fuoco” negli ultimi due libri si tocca la tragicità, data non solo dalla perdita di molti personaggi ma anche dalla scoperta della non infallibilità delle guide del maghetto, che finalmente si trova a doversela cavare da solo e a non poter contare su aiuti provvidenziali o sulla sua fortuna sfacciata.

Anche Harry Potter ha i suoi punti deboli, se non nei personaggi, nella trama. Dal mio punto di vista per esempio ho trovato il finale se non scontato, poco costruito rispetto alle aspettative create nei romanzi precedenti; sembra quasi che l’autrice nonostante avesse bene in mente ciò che raccontava, avesse cercato di accontentare tutti i lettori soprattutto nei capitoli finali. Ovviamente questi pochi elementi non compromettono il fascino dei romanzi. Probabilmente l’attesa troppo lunga tra l’uscita dei vari volumi ha contribuito a creare troppa suspence tra un titolo e l’altro ma affrontando tale questione ci ritroviamo a dare la responsabilità ai media e alla troppa pubblicità che si è fatta del nuovo fenomeno.

2 thoughts on “Harry Potter. Prima romanzo poi fenomeno

  1. Ottima recensione. 😉

    Riguardo al finale… prova a immaginare la “povera” Rowling quanta pressione si sarà sentita addosso: milioni di fan che vogliono un lieto fine, poteva forse non darglielo?

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