Il Colosso di corso Lodi

Colosso di corso Lodi recensione

Riccardo Besola, Andrea Ferrari e Francesco Gallone sono ormai inarrestabili, ad ogni incontro sfornano idee e storie divertenti ma dal gusto noir. A solo un anno dalla pubblicazione di Operazione Rischiatutto, secondo capitolo della (possiamo ormai definirla così) trilogia milanese, ecco che tornano a far felici gli affezionati con Il colosso di Corso Lodi. Geniale a partire dal titolo, il cui gioco di assonanze stimola l’interesse del lettore, ci riporta per la terza volta nella Milano degli anni Settanta, una città di finti perbenismi, che cerca di insabbiare i numerosi episodi di protesta e violenza, che non tollera le voci troppo oneste e premia i disonesti.

Ambientato nel 1975, un anno dopo le vicende di Operazione Madonnina e Operazione Rischiatutto, il romanzo è una sorta di spin-off, dove a condurre la storia sono i già noti e amatissimi commissario Malaspina, detto il Mala, e il giornalista outsider Dino Lazzati, detto Fernet. Ebbene sì, nella metropoli meneghina sono rimasti in gioco loro due: i colpi dell’Angelo, dell’Osvaldo e del Lorenzo sono ormai storia vecchia.

Stavolta non assistiamo alle storie parallele dei “criminali” autori del colpo. Stavolta il delitto è un delitto vero, costituito da una serie di omicidi esplosivi, precisi e mirati, di cui fino all’ultimo non conosciamo l’autore. Il clima è più intrigante, l’atmosfera più cupa, anche se non mancano i momenti ilari e i personaggi-macchietta. Oltre al mitico Fernet, le cui vicende dal tono umoristico coinvolgono come sempre il lettore, ecco che troviamo un nuovo personaggio, un romanaccio verace dall’accento e dai modi marcati. Si tratta del nuovo assistente del Mala, l’irritante Venditti (il nome non è casuale), che strappa la risata del lettore con le sue gag fuori luogo.

Il bello di questo libro è che, come i precedenti, conduce il lettore nei lontani anni Settanta, rievocandone i temi e le atmosfere, con toni ironici e con una narrazione fresca e veloce. Anche nei passaggi più cupi, i tre autori riescono a sdrammatizzare la situazione, pur non essendo mai troppo superficiali. Tutto ciò che all’apparenza risulta leggero e comico, nasconde un lato più drammatico e profondo. Il divertimento e la passione del trio Besola-Ferrari-Gallone si percepiscono in ogni pagina e rendono la lettura un vero piacere.

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