Il signore delle mosche

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Le storie di naufragi attirano sempre un gran pubblico. Lo dimostrò Defoe con Robinson Crusoe, successo letterario enorme sia ai suoi albori, nel lontano 1700, sia ai giorni nostri. Lo dimostra la fortunatissima serie tv Lost, a quanto pare talmente popolare da aver fatto spostare il discorso in tv di Obama. Lost narra la storia di un gruppo di persone capitate accidentalmente su un’isola e da qui parte la serie di avventure fuori dal comune vissute dai personaggi. Una serie innovativa e complicata, sviluppata dal genio di J.J. Abrams.

Ma nella letteratura abbiamo un grandissimo esempio di questo genere. Nel 1954 uscì un’opera del futuro premio Nobel, William Golding. Il romanzo in questione era Il signore delle mosche e narrava di un gruppo di ragazzini che in seguito a un incidente aereo si ritrovavano su un’isola deserta e dovevano sopravvivere senza l’aiuto degli adulti.

Il signore delle mosche è una di quelle opere che vanno assolutamente lette e che restano impresse nella memoria culturale di chiunque abbia avuto il privilegio di scoprirla.

Golding è noto per il suo pessimismo e per la sua sfiducia nell’uomo, considerato malvagio per natura. Infatti Il signore delle mosche riflette i problemi della società civilizzata e descrive i più bassi istinti umani, incarnati dai vari protagonisti. Il fatto che essi siano un gruppo di bambini sui 12 anni rende l’opera ancora più cruenta e negativa. Se neanche coloro che dovrebbero essere nel pieno della cosiddetta età dell’innocenza riescono a comportarsi umanamente, non c’è propio speranza per nessuno.

I protagonisti si dividono in tipologie e in gruppi all’interno della storia. Si creeranno addirittura due fazioni nemiche: una capeggiata dal ragazzino apparentemente più responsabile e arrogante, dai tipici tratti del leader (ha anche un aiutante goffo e ciccione, ma la comicità non è lo scopo della sua presenza); l’altra fazione invece vede alla guida il cattivo della situazione, un bambino prepotente e violento che decide di vivere come un selvaggio insieme ad alcuni. Il simulacro di società civile che si era creato va a poco a poco in frantumi, la democrazia iniziale non funziona, la guerra inizia anche in questa piccola isola abitata da piccoli uomini. La storia procede tra lotte e avventure non sempre piacevoli e i bambini arriveranno addirittura a creare un idolo per consolarsi e combattere le proprie paure, il signore delle mosche appunto, una testa di cinghiale su un bastone, simbolo del nichilismo della concezione di Golding. Quest’opera fa riflettere il lettore di oggi, che si ritrova attorniato da una realtà sempre più cruenta e che spesso non si ferma a riflettere sui valori autentici e su quelli fittizi creati da fonti non sempre autorevoli e morali.

2 thoughts on “Il signore delle mosche

  1. sono contenta di aver destato il tuo interesse. Soprattutto perché è uno dei miei libri preferiti

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