Ti prendo e ti porto via

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Non bisogna lasciarsi ingannare dal titolo: questo romanzo non ha nulla da spartire con le storielle adolescenziali firmati Moccia che fanno tanto sognare le ragazzine. Se Ammaniti ci portasse tre metri sopra il cielo, lo farebbe solo per mollare la presa e farci precipitare sul duro cemento.

Ti prendo e ti porto via è una storia densa, cupa, cruda. Come la realtà. È la storia di Pietro, un tredicenne che parte in svantaggio dal principio vivendo in un ambiente caratterizzato da alcolismo e nevrosi, che dovrà fare i conti con l’adolescenza e tutti i problemi che essa comporta. È la storia di Graziano, playboy consumato dagli anni che torna a casa e alle origini con il solo scopo di farsi adulare dai suoi compaesani per una vita che di lodevole non ha quasi nulla. È la storia di Flora, una timida insegnate che sopravvive curandosi esclusivamente di sua madre e conducendo un’esistenza piatta, senza nessuna curva, perché quando si va diritto non ci si può fare male. È la storia di un paesino senza pregi ed evitato da tutti, Ischiano Scalo, e della sua fauna grottesca, una folla di gente imperfetta e per questo autentica che si incontra e scontra durante tutta la narrazione.
L’autore già con il suo esordio Branchie e successivamente con Fango aveva sorpreso il pubblico e la critica: con questo romanzo, pubblicato nel 1999 (Oscar Mondadori) , conferma le sue capacità e si colloca tra i migliori autori della scena italiana contemporanea. Sa trattare temi difficili e attuali, ma allo stesso tempo intrattenere: incita il lettore oramai catturato, pagina dopo pagina, a proseguire divorando letteralmente l’intero romanzo tramite coincidenze e incroci di destini insospettabili oltre ad una grande abilità narrativa e un linguaggio schietto e brutale; inoltre Ammaniti ha il dono naturale della descrizione che applica con ironia e sarcasmo, di quel genere che ti porta a fare un sorriso, ma che cela dietro di sé tanta amarezza. Perché lui sa descrivere la vita vera, ma con un occhio di riguardo a quel lato sottinteso, quello di cui è meglio non parlare, per serbare le apparenze ed evitare di rimanere scioccati, la parte più concreta e tangibile e, allo stesso tempo, inquietante in tutti i suoi aspetti.
Ti prendo e ti porto via non è un invito offerto gentilmente al lettore: è un’introduzione violenta e commuovente, comica e sentimentale ai temi dell’amore e della giovinezza, della famiglia e la società; è un viaggio alla scoperta del mondo e del dolore che la crescita può provocare.
Un romanzo capace di segnare anche l’indole più cinica e fredda.

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