I tre giorni di Pompei

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Alberto Angela, continuando il lavoro del padre – senza per altro avere raccomandazioni, ma lavorando per trovarsi un posto proprio in televisione, contribuisce senza dubbio a portare il patrimonio artistico e culturale italiano a tutti. Non mancano i vari programmi edificanti in televisione; ultimamente lo vediamo nelle nuove puntate di Ulisse, sulla Rai.

Riscuote sempre successo, per i suoi modi gentili, per le spiegazioni chiare e interessanti, per quel suo modo di fare che riporta alla mente Super Quark (dove, per altro, si ritagliò tanti interventi e registrazioni, oltre che a esserne autore).

Ha pubblicato diversi libri di divulgazione scientifica. L’ultima fatica/piacere è I tre giorni di Pompei, un lavoro durato più di 20 anni per la raccolta di informazioni e la stesura successiva.

Su Pompei esistono numerosi scritti, che possiamo dividere tra guide turistiche (rigorosamente tecniche) e racconti romanzati (tra film e libri). Alberto Angela ha proposto una via di mezzo, in cui non si parla soltanto dei tantissimi morti per la tragedia del 79 d.C., ma anche dei vivi, cioè dei pochi sopravvissuti. E lo fa partendo dalle fonti e da reperti che hanno suggerito la sopravvivenza di alcune personalità di Pompei ed Ercolano.

Inizia così il viaggio, con un conto alla rovescia a 53 ore dall’eruzione. Oltre a seguire alcuni personaggi che ritorneranno per tutto il racconto, Alberto Angela porta alla luce numerose verità su come siano andate veramente le cose, rispetto a quello che potremmo vedere in film e romanzi (totalmente fuorvianti: leggendo il libro capirete perché).

Giusto per divertimento, ecco una cosa che forse non tutti sanno; si tratta di una sorta di spoiler: è scritto in bianco, per vederlo evidenziate il testo qui sotto:

[INIZIO]Il Vesuvio, così come lo conosciamo noi oggi, cioè quel monte conico che sovrasta Napoli e segna in modo univoco il panorama, in realtà non esisteva ai tempi. Nel 79 d.C., infatti, non c’era alcun monte nei pressi di Pompei, ma solo una piccola altura, sotto cui si preparava la più grossa eruzione della storia.[FINE]

Lo stile di Alberto Angela è simile a quello televisivo: come una guida turistica ci porta in giro per le strade di Pompei, ci illustra i dettagli, le curiosità e ci dona la prospettiva di un abitante di Pompei che cammina per il Foro o, semplicemente, entra dal panettiere per acquistare il pane quotidiano.

Si imparano tante cose, si capisce molto bene quello che è accaduto e, cosa preziosa, si apprende l’importanza che la Storia ha per noi, per tutti noi. Lo stile scelto è molto scorrevole, piacevole. Ci si immedesima in quei momenti terrificanti, nelle azioni e negli ultimi attimi di vita durante la catastrofe. Si imparano molte cose anche sulle eruzioni dei vulcani: questo a sottolineare come sia importante l’apertura mentale, per ricevere e assimilare la conoscenza.

Dopo aver letto il libro, cresce anche la voglia di andare (o ritornare per chi c’è stato) a Pompei e a Ercolano. Per passeggiare non da semplici turisti, ma consapevoli di trovarsi davanti a un’epoca storica e, al contempo, a una tragedia, fotografata nel suo istante dalle colate laviche del vulcano.

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