11.22.’63

11.22.63-recensione

Guardando al corso della Storia, si individuano facilmente dei punti chiave che hanno segnato con forza la vita di tutti. La fantascienza ci ha permesso di ipotizzare mondi paralleli, realtà mutate e eventi storici differenti, come nel caso di The man in the high castle e tutta la letteratura di Philip Dick.

Stephen King, nel suo romanzo 11/22/’63 torna agli anni Sessanta e ipotizza un corso storico differente, basandosi sul fallimento dell’assassinio di JFK.

Il protagonista è Jake Epping, che scopre una rabbit hole grazie all’amico e gestore di una tavola calda Al Templeton. C’è la possibilità di tornare indietro nel tempo e cambiare il corso degli eventi; la porta temporale conduce chiunque la oltrepassi al 9 settembre 1958, ore 11:58. Qualunque modifica sarà effettuata nel passato, avrà ripercussioni sul presente; per resettare tutto basterà tornare indietro attraverso la porta.

Tra i romanzi più riusciti e più coinvolgenti di King, esso non trova però una valida riproposizione televisiva, nonostante la serie in sé non sia concepita male. A parte lievi cambiamenti (tutti validi e giustificati, per altro), in 11.22.’63 [tra i produttori esecutivi abbiamo JJ Abrams, insieme a Stephen King, Bridget Carpenter e Bryan Burk] manca il coinvolgimento emotivo che il Re è riuscito a creare nel romanzo.

James Franco interpreta bene Epping/Amberson in entrambe le versioni, eppure manca la scintilla che probabilmente ritroviamo grazie alla narrazione in prima persona nel libro.

Sarah Gadon è un’ottima Sadie Dunhill, la ragazza di cui James Amberson si innamora; la nota positiva è proprio questo legame, che nasce nel passato e, per questioni temporali, non potrà esistere nel presente. In questo caso la serie gioca bene sull’effetto nostalgico, su un amore che sorpassa le rigide regole del tempo e sulle conseguenze che esso comporta.

Si resta così incollati nell’ultimo episodio, in cui si scoprirà se James riesce a salvare JFK e se il mondo ne avrà tratto beneficio. Ma l’interesse, in realtà, è tutto su quel legame tra Sadie e James, perché ritornando al presente James perderà Sadie, così come facendo una nuova visita al passato.

Nostalgia canaglia, cantava qualcuno. E così è. Resta il fatto, da lettore del romanzo, che alla serie tv manca qualche ingrediente per renderla accattivante fino in fondo. Probabilmente non farebbe questo effetto senza l’immaginario romanzesco.

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