Stoner

libro e copertina stoner

Quando John Williams pubblicò il romanzo Stoner nel 1965, esso non ebbe successo: le vendite si fermarono a quota 2.000 unità. I giornali si limitarono a citare l’opera in qualche paragrafo, lontani però dai grandi titoli.

L’autore muore nel 1994 e non riuscirà a vedere l’enorme successo che il suo romanzo avrà qualche anno dopo, quando nel 2003 viene riproposto al grande pubblico grazie alla casa editrice Vintage Classics. Nel 2006 è pubblicato di nuovo dal “New York Review of Books Classics” e diventa presto un best seller mondiale, grazie al passaparola e, probabilmente, a una rilettura in un’età completamente diversa.

Destino strano quello di questo romanzo che racconta la vita di William Stoner, dall’infanzia vissuta in famiglia nelle campagne del Missouri, fino alla morte, dopo una vita dedicata alla letteratura e all’insegnamento. Non ci si illuda: la vita di Stoner non ha nulla di eroico o di sensazionale; si tratta, infatti, di una vita mediocre, segnata da un matrimonio fallito, da una feroce e aspra lotta con il rettore che gli ostacola la carriera, un rapporto inesistente con la figlia. Unico lampo di luce è una relazione extraconiugale con Katherine Driscoll, una giovane studiosa con cui esplorerà la propria sessualità.

Un libro difficile, che necessita sicuramente più letture. La prosa semplice e lineare, la trama noiosa e triste gettano il lettore in uno stato claustrofobico, in cui il susseguirsi degli eventi è un crescendo di amarezza mista a incredulità. L’unico momento di vera felicità è la relazione con Katherine, destinata però a fallire a causa dello scandalo creato in università.

Che cosa rimane di Stoner, che seguiamo fino ai piedi del letto di morte? Una vita minima, ricca però di dettagli che rendono questo romanzo molto particolare. La rabbia che si prova nel leggere la sua passività e indolenza nei confronti della vita, si trasforma in un sentimento nostalgico e colmo di pena nella parte finale, quando, con una descrizione maestosa, John Williams racconta la morte, ovvero l’inenarrabile. Un’immagine delicata di un uomo di cui conosciamo tutta la vita, appena trascorsa tra le nostre mani; e allora ecco che sorgono gli interrogativi più imprescindibili e sconcertanti che ci è dato di conoscere: perché viviamo? Che cosa conferisce valore e significato alla vita? Che cosa vuol dire amare?

Giudizio dell'autore:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.