Project Runway made in Italy

Project Runway Italia

Sono anni che seguo Project Runway: un format interessante che sprona, con prove sfibranti di grande fantasia concentrate in pochissime ore, alcune promesse del mondo della moda ad affinare la propria arte e diventare un nome di rilevo nel mondo del fashion. Un buon ritmo, una buona dose di adrenalina mista a spettacolo, sfoggio di incredibili abilità e incontri-scontri tra diverse personalità; un programma che è riuscito, negli anni, a far scoprire a me ed altre migliaia di appassionati, più che altro americani, ciò che si nasconde dietro gli effimeri 15 minuti di una sfilata.

Ad ogni nuova stagione, ben 10 più due speciali dedicati ad una sorta di “all star game” in cui i migliori delle varie edizioni si sono sfidati nuovamente per affermare il proprio talento, mi domandavo “ma l’Italia non è la patria dell’alta moda? Non è Milano la vetrina migliore dove sfoggiare le proprie creazioni? Non sono i nostri i nomi più importanti in un mondo che è tanto colorato, quanto spietato?” e per questo non capivo perché le rete nostrane non decidessero di mettersi alla prova anche con questo format (alla fine si sono comprate, prodotte e proposte cose di minor valore… non faccio esempi perché l’elenco è troppo lungo!). Finalmente le mie domande sono state ascoltate e qualcuno ha risposto: dal 25 Febbraio, ogni mercoledì, FoxLife, uno dei canali di punta di Sky, ha lanciato la versione italiana del programma.

Appurato che come nell’originale ci sono 12 concorrenti che si sfidano a colpi di ago e filo (con i materiali più strani ed innovativi) per lasciare impresso, si spera a lungo termine, il proprio nome e/o il proprio marchio sulla passerella, vista più che altro come un trampolino verso molto altro, facciamo un sano e divertente confronto.

La somiglianza più grande è il fatto che la padrona di casa è sempre un modella di fama e bellezza indiscussa, ma straniera: là Heidi Klum tedesca, qui da noi Eva Herzigova ceca; mentre la differenza sta nel calibro dei nomi degli altri giudici. Certo Alberta Ferretti è una stilista di fama internazione che ha vestito le star sui più importanti red carpet, ma Tommaso Trussardi oltre ad avere un cognome di riguardo chi è? Ha studiato, rappresenta il marchio di famiglia ma non mi pare possa vantare una lunga esperienza nel settore al pari di Nina Garcia presente nella giuria americana, capo redattrice di una delle più autorevoli riviste del settore e quindi in grado di esprimere il parere di una fetta fondamentale: gli abiti vanno mostrati sulle pagine, solo così possono essere venduti.

Su Ildo Damiani, il consigliere, il mentore degli stilisti in erba non voglio ancora esprimere un parere netto… troppo legata all’elegantissimo ed eclettico Tim Gunn, ho paura di non riuscire ad essere obiettiva!

Il giudizio generale è che come primo esperimento non è male, fedeli all’originale si cerca sempre di mostrare il talento dei partecipanti ma forse si tende a scadere troppo nell’esibizione dei sentimenti (vizio italiano noto) solo manca quel pizzico in più: bisogna trovare la giusta alchimia tra i giudici, che sono ancora in fase di rodaggio, riuscire a bilanciare bene i vari momenti e migliorare la passerella, a mio avviso troppo bianca e asettica. Tutto sommato un programma che si lascia guardare, che ha ampi margini di miglioramento… ricordo che anche Masterchef Italia al suo esordio era un po’ zoppicante ed ora è un must indiscusso, consolidato e di enorme successo.

E non dimenticatevi, aspiranti stilisti e fashion victim, che “nel mondo della moda un giorno sei in e il giorno dopo sei out!”

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