The apprentice

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Dopo il successo della prima edizione, The Apprentice ritorna, con a capo la figura del boss Flavio Briatore, presenza significativa e determinante per il programma, nonché macchietta e parodia dell’imprenditore.

Il gruppo di giovani ragazzi e ragazze si sfida, diviso in due squadre, in prove di abilità nel campo del marketing e dell’imprenditoria; prove che possono variare dalla vendita di hot dog all’autodromo di Monza (prima puntata) alla caccia di contratti per Groupon (secondo puntata).

Tutta la prima parte della puntata è incentrata appunto sulla sfida tra le due squadre, ma, basandosi più su teorie, ricerche, contrattazioni si fa fatica a entrare in sintonia con i protagonisti. Si fa fatica anche a partecipare da casa: certamente chi è del mestiere ritroverà qualche elemento gradito, ma non essendoci una sceneggiatura che tenga alto il ritmo (come per esempio in Masterchef, in cui anche chi non si intende di cucina può seguire con passione l’andamento della puntata) si attende solamente la parte finale.

Parte finale che si colloca ai piani alti di un grattacielo di Milano, in un paradossale ufficio che svetta sulla città meneghina. Alla scrivania il boss: Flavio Briatore, affiancato da due collaboratori (già presenti anche nella prima edizione). Entra in scena così il vero protagonista di The Apprentice. Le frasi tipiche, i gesti, le espressioni sono diventate di uso comune e ha preso piede anche qui un atteggiamento di netta superiorità rispetto ai concorrenti, fino all’insulto personale e diretto.

La scrittura creativa dei dialoghi finali è sicuramente l’elemento vincente di The Apprentice, così come l’ambientazione e le riprese aeree di Milano. Le lezioni impartite dal Flavio contengono anche qualche spunto, intelligente sì, ma nemmeno troppo originale (Non ci vuole molto a capire che ottenere uno sconto del 40% in quasi due ore è peggio che ottenerne uno del 56% in quaranta minuti).

In secondo piano passano le strategie di squadra e la rivalità per guadagnare di più. Si aspetta solo la comparsa del boss e delle sue scenate, fino alla frase tipica, replicata e già cult: “Sei fuori!”.

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